Santa Teresa di Gesù Bambino e il Natale

Santa Teresa è stata sempre legata al Natale, prima di tutto in quanto cristiana, in secondo luogo per una grazia di conversione ricevuta a Natale, che da bambina l’ha resa donna, e così pronta per il Carmelo. Così ne parla nel manoscritto A:

 «Io non so come facevo a cullarmi nel dolce pensiero d’entrare al Carmelo, mentre ero ancora nelle fasce dell’infanzia!… Fu necessario che il Buon Dio facesse un piccolo miracolo per farmi diventare grande in un istante e quel miracolo lo fece nel giorno indimenticabile del Natale; in quella notte luminosa che rischiara le delizie della Trinità Santa, Gesù, il dolce piccolo Bimbo di un’ora, ha cambiato la notte dell’anima mia in torrenti di luce… In questa notte in cui si fece debole e sofferente per amore mio, mi rese forte e coraggiosa, Egli mi rivestì delle sue armi e dopo questa notte benedetta io non sono stata vinta in alcun combattimento, ma al contrario ho camminato di vittoria in vittoria ed ho cominciato, per così dire, “una corsa di gigante!…”. La sorgente delle mie lacrime fu seccata e non si apri poi che raramente e difficilmente giustificando le parole che mi erano state dette: “Tu piangi così tanto nella tua infanzia che dopo non avrai più lacrime da versare!…» (Ms A 44v°-45r°)

Lei parla così di una completa conversione, e ciò implica un insegnamento importante: una vera conversione implica non soltanto una maturità spirituale, ma anche umana, condizione ordinaria per il compimento della propria vocazione. Riporto però il racconto:

 «Noi tornavamo dalla messa di mezzanotte in cui avevo avuto la felicità di ricevere il Dio forte e potente. Arrivando ai Buissonnets ero contenta perché sarei andata a prendere le mie scarpe sotto il camino. Questa antica usanza ci aveva dato tanta gioia durante la nostra infanzia che Celina voleva continuare a trattarmi come un bebè perché io ero la più piccola della famiglia… Papà amava vedere la mia felicità, sentire i miei strilli di gioia tirando fuori ogni sorpresa dalle scarpe incantate, e l’allegria del mio caro Re accresceva di molto la mia felicità, ma Gesù volendo dimostrarmi che dovevo disfarmi dei difetti dell’infanzia mi privò anche delle sue gioie innocenti; permise che Papà, stanco per la messa di mezzanotte, sentisse fastidio vedendo le mie scarpe nel camino e che dicesse alcune parole che mi trapassarono il cuore: “Finalmente per fortuna che è l’ultimo anno!…”. Io stavo salendo 1a scala per andarmi a togliere il cappello, Celina conoscendo la mia sensibilità e vedendo le lacrime brillare nei miei occhi ebbe anche lei voglia di versarne, perché mi amava tanto e capiva il mio dolore: “O Teresa! mi disse, non scendere, ti darebbe troppo dolore andare a guardare subito nelle tue scarpe”. Ma Teresa non era più la stessa, Gesù aveva cambiato il suo cuore! Ricacciando le mie lacrime, scesi rapidamente la scala e trattenendo i battiti del cuore presi le mie scarpe appoggiandole davanti a Papà, tirai con gioia fuori tutte le cose, con l’aria felice come una regina. Papà rideva, era tornato anche lui gioioso e Celina credeva di sognare!… Per fortuna era una dolce realtà, la piccola Teresa aveva ritrovato la forza d’animo che aveva perduta a 4 anni e mezzo ed era per sempre che la doveva conservare!…» (Ms A 45r°)

Teresa parla più avanti di questo evento come del fatto che gli fosse entrata la carità nel cuore, e così uno slancio missionario. Lei rimase sempre legata al Natale tanto da voler entrare nel Carmelo l’anno seguente, di Natale. Scrisse per la festività anche due “pie ricreazioni”, componimenti, o recite, per i tempi di ricreazione con la comunità. Riporto qui alcuni versi che ci parlano del mistero del Natale tratti da questi componimenti:

La prima ricreazione si chiama, traduco, “Gli angeli alla mangiatoia”, riporto alcuni versi che traduco letteralmente del canto iniziale dell’angelo di Gesù Bambino:

«Da quando la valle delle lacrime

possiede il Re degli eletti

per me i Cieli non hanno più fascino

e sono volato verso di te, Gesù,

voglio coprirti con le mie ali,

seguirti dappertutto quaggiù

e tutti i fiori più belli

li seminerò sui tuoi passi» 

Addirittura i cieli non hanno più fascino per gli angeli, che scendono sulla terra, quasi sia diventato un nuovo cielo per loro, giacché il loro Amato Re è lì.

Non mi soffermo oltre su un testo che andrebbe analizzato a sé, alla cui lettura invito, ricco nella sua drammaticità e completezza. Basta riflettere su questi due elementi che nel testo vengono sviluppati: la gloria e la bellezza dell’Incarnazione non possono non essere considerate senza la Passione, che porta alle sue estreme conseguenze un atto d’amore già iniziato.

Santa Teresa è poi, concludo con questo pensiero, una personalità del tutto natalizia, non solo per la sua piccolezza, cosa scontata, ma per il difficile bilanciamento e compresenza tra gioia natale e dramma, che nella mangiatoia sono tuttuno.

Rodolfo Maria Crisci

Notifiche push abilitate

Grazie per aver abilitato le notifiche!