
Mi accosto a riflettere su questo autore totale, letto nel pieno dell’adolescenza, grazie al quale come disse il Barsotti ho potuto intravedere l’essenza del cristianesimo. Perché Dostoevskij è apostolo, e perché è il nostro apostolo? Egli affascina l’umanità che ispira e feconda, egli si sprofonda nell’uomo così tanto da toccare il suo Grund, il suo fondo senza fondo. Egli amò il Cristo e la verifica di ciò si trova nella realizzazione della fondamentale importanza della misericordia. Una misericordia che tocca tutto l’umano. Egli che vide la morte davanti e fu graziato all’ultimo, sul patibolo, per tutta la vita potrà sondare questo mistero. In qualche modo egli esplica la scienza della filocalia, e in particolare la preghiera di Gesù “Signore Gesù Cristo abbi pietà di me, peccatore”. Egli è il nostro apostolo perché un apostolo fragile, veramente peccatore, un apostolo però che ha l’eccentricità dell’umano. Si guardi la sua biografia: un giocatore d’azzardo, un uomo pieno di difetti, eppure un uomo generosissimo, un uomo che si lascia fregare.
Un esempio di come lui presenti questa misericordia incondizionata è chiaramente tutto il libro di Delitto e Castigo. Mi colpì questo passo quando lo lessi anni fa, che in semplicità esprime ciò:
Parla Marmeladov, alcolizzato, colpevole dell’estrema miseria della sua famiglia, all’inizio del libro, egli spiega come il Signore lo perdonerà insieme a quelli come lui in quanto non si è mai ritenuto degno di ciò:
Dov’è la figlia che ebbe pietà del padre suo terreno, ubriacone impenitente, anziché aver orrore della sua bestialità?› E dirà: ‹Vieni! Io ti ho già perdonato una volta… Ti ho perdonato una volta… E anche ora ti vengono perdonati i tuoi molti peccati, perché molto hai amato…› E perdonerà la mia Sònja, la perdonerà, so bene che la perdonerà… L’ho sentito nel mio cuore poco fa, quand’ero da lei!… E tutti giudicherà e perdonerà, i buoni e i cattivi, i saggi e i mansueti… E quando avrà finito con tutti, allora apostroferà anche noi: ‹Uscite,› dirà, ‹voi pure! Uscite, ubriaconi, uscite voi, deboli, uscite voi, viziosi!› E noi usciremo tutti, senza vergognarci, e staremo dinanzi a lui. Ed egli ci apostroferà: ‹Porci siete! Con l’aspetto degli animali e con il loro stampo; però venite anche voi!› E obietteranno i saggi, obietteranno le persone ricche di buon senso: ‹Signore! Perché accogli costoro?› Ed egli risponderà: ‹Perché li accolgo, o saggi, perché li accolgo, o voi ricchi di buon senso? Perché non uno di loro se ne è mai creduto degno…› E ci tenderà le sue mani, e noi vi accosteremo le labbra, e piangeremo… e capiremo tutto! Allora capiremo tutto! Tutti capiranno… anche Katerìna Ivànovna… anche lei capirà… Signore, venga il regno tuo!»
I deboli, i viziosi pur nella loro animalità, non si vergognano di andare presso il loro padre, che riconoscono e di cui accolgono il perdono. Questi sono i nuovi poveri del Vangelo, che si accostano al loro Salvatore, non avendo paura di toccarlo.
Come nota Don Divo Barsotti nella sua opera sullo scrittore russo in questo primo romanzo che forma il cosiddetto “Pentateuco” dostoevskijano c’è forse la figura spiritualmente più alta di tutta l’opera: Sonja, una prostituta. Una donna ricolma di amore sacrificale e perciò ricolma dell’essenza di Cristo. Così il nostro apostolo, che fu sempre sostenuto dalla sua santa moglie, ci svela la totale importanza di quel eterno femminino tanto celebrato dai pensatori russi. La donna salva, come Evdokimov nella sua opera “la donna e la salvezza del mondo” ci racconterà. Concludo quindi invitando alla lettura di questo grande scrittore e uomo, uomo autentico.
Rodolfo M. Crisci
