
In questa domenica si può notare un legame ancora più diretto tra la prima lettura e il Vangelo e quest’ultimo, avendo come tema centrale la predicazione, è chiamato Vangelo della “chiamata”. Il profeta Isaia parla di questo popolo, che viveva nelle tenebre, nell’oscurità, poi «ha visto una grande luce» (Is 8, 23 – 9, 1); dalla domenica del Battesimo del Signore abbiamo capito che, quando Isaia utilizza la parola “luce”, sta parlando di Gesù Cristo profetizzando la Sua venuta e questa volta anche la Sua missione: guidare i popoli attraverso il Suo esempio e l’annunzio della Buona Novella. E questo fa sì che la gioia aumenti sempre più «come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda» (Is 9, 2). Inoltre, la luce, avendo capito che è Cristo, bisogna tener presente – per mezzo del mistero della Trinità – che è anche la Parola perché «Il Verbo [la Parola] si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14) e la Parola, che è Verità, viene predicata dall’Unigenito. In aggiunta a quanto enunciato, per San Tommaso «questa luce è l’illuminazione della fede, che permette di vedere ciò che conduce alla salvezza, poiché la fede è come una luce nell’anima» (Expositio super Isaiam ad litteram, cap. 9, l. 1) e – come recita il Salmo 26 – «il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore?».
L’evangelista Matteo riprende uno stralcio della prima lettura facendo capire ancora di più che si parlasse di Gesù e che Questi è venuto e agisce «perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta» (Mt 4, 14). Gesù lascia Nazareth per andare in Galilea – in questo caso a Cafarnao – perché come Nazareth, che rappresentava l’oscurità, doveva essere glorificata per la Sua venuta (Cfr. Tommaso d’Aquino, Super Evangelii Matthaei Lectura, cap. 4, l. 2), così sceglie di predicare nella «Galilea delle genti», alludendo al fatto che la salvezza è per tutti e che Dio sceglie ciò che è debole nel mondo per confondere i forti. Di proposito l’Aquinate afferma che Gesù «si ritirò in Galilea per mostrare di non cercare la gloria degli uomini ma di scegliere piuttosto i luoghi disprezzabili» (Super Evangelii Matthaei Lectura, cap. 4, l. 2, n. 320). Che senso avrebbe, infatti, predicare in un luogo dove è già riconosciuto e lodato? E proprio in uno dei vangeli di qualche giorno fa Gesù disse ad alcuni scribi e farisei, che lo vedevano mangiare e bere insieme a peccatori e pubblicani: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mc 2, 17).
Cristo è venuto per salvarci e la Sua predicazione ha il medesimo fine, che è la volontà del Padre, prima persona della Trinità. Tuttavia, questo versetto appena citato ci spiega chiaramente anche perché ci viene detto da genitori, parenti o sacerdoti che dobbiamo andare a Messa senza però spiegarci il motivo, al punto che quel piccolo ponte che si stava creando nei confronti della Chiesa lo distruggiamo e creiamo un muro. Se il Signore ha scelto luoghi “peggiori” per predicare, ha detto che è venuto per i malati (peccatori) e se sappiamo che ognuno di noi pecca, sebbene in modi e tempi diversi, allora chi va in Chiesa è da apprezzare perché ha capito che, essendo tentato dal demonio in quanto cristiano, è un misero peccatore e senza l’aiuto del Signore non riuscirebbe a vincere le tentazioni (es: vizi capitali) e che non è un cristiano perfetto.
La superbia, quindi, nascerebbe in chi dice di non aver bisogno di andare in Chiesa sostenendo che si può pregare anche a casa, non sapendo che preghiera è anche riconciliarsi con il Signore attraverso il sacramento della confessione ed è anche ricevere Gesù nell’Eucaristia, perché «come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e per mezzo del peccato la morte, così la morte si è estesa a tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato» (Rm 5, 12). Per di più, il Concilio Vaticano II, parlando della presenza di Cristo nella Messa, afferma che «Cristo è sempre presente nella Chiesa, e soprattutto nelle azioni liturgiche… In quest’opera così grande… Cristo associa sempre a sé la Chiesa, sua sposa amatissima» (Sacrosanctum Concilium, 7). Ecco perché è così importante partecipare alla Messa e perché non è uno spettacolo teatrale dove si cerca di attirare l’attenzione dei fedeli.
Quanto detto potrebbe essere un monito per tutti noi: avere la consapevolezza che Egli non è venuto per i “perfetti”, è venuto per “dare fastidio” al diavolo e per sconfiggerlo perché, in quanto Sue creature e siccome ci vuole santi e perfetti nella carità (Cfr. Ef 5, 1-2), ci ama così come siamo e la Sua Parola deve essere la luce che guida il nostro cammino. D’altra parte, utilizzando la stessa esortazione del Battista, «Convertitevi», per Tommaso, Gesù mostra l’unità che persiste tra l’Antico e il Nuovo Testamento, ma con una novità: se Giovanni lo disse per «preparare la via al Signore» (Mt 3, 3), Gesù lo dice perché «il Regno dei cieli è vicino» (Mt 4, 17).
Oltre a ciò, notiamo che, quando Gesù chiama Pietro e Andrea, due pescatori, perché lo seguano, questi subito lasciano le reti e lo seguono (Cfr. Mt 4, 20). Gesù aveva già detto loro cosa avrebbero fatto? Semplicemente dice loro che diventeranno «pescatori di uomini». Pietro e Andrea si fidano di Lui. Il Dottore Angelico chiarisce che «non fu solo la voce esterna a risuonare, ma fu una forza interna ad attrarre» (Super Evangelii Matthaei Lectura, cap. 4, l. 2, n. 364). È dal cuore che scopriamo realmente a cosa siamo chiamati, nella nostra interiorità, nella nostra coscienza, che è «il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova da solo con Dio» (Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, 16). Ma che cosa significa esattamente «vi farò pescatori di uomini»? Tommaso ci dice che «il pescatore, infatti, trae i pesci dal mare verso la luce: così anche costoro traevano gli uomini dal profondo del mondo verso la luce della fede» (Super Evangelii Matthaei Lectura, cap. 4, l. 2, n. 362). Siccome i successori degli Apostoli sono i vescovi, i cui collaboratori sono i sacerdoti, è chiaro che Cristo stia descrivendo il ruolo del ministro consacrato. Tuttavia, sta parlando anche a ogni cristiano perché, in quanto battezzato, è chiamato a evangelizzare. Per di più, l’Aquinate vuole specificare che Gesù sceglie dei pescatori e non dei sapienti per mostrare che la fede non deriva dalla sapienza umana, ma dalla potenza divina.
Infine, nella seconda lettura l’Apostolo Paolo sintetizza tutto ciò che abbiamo detto esortandoci «a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi» (1Cor 1, 10); a riguardo ci verrebbe da pensare a tutte le divisioni che la società crea facendo passare l’idea che ognuno di noi ha una dignità diversa dall’altra in base al “rango sociale”; potremmo pensare a tutti i gruppetti che si creano in una comunità parrocchiale o religiosa, a scuola o a lavoro, mettendo in campo i più gravi peccati: l’invidia, l’egocentrismo e la superbia (quest’ultima la più grave per San Tommaso perché da essa derivano tutti gli altri vizi capitali). Questo versetto di Paolo, ancora, lascia pensare a tutti coloro che vivono una fede basata su interessi personali. L’unanimità di cui parla Paolo non consiste tanto nell’avere tutti gli stessi pensieri, quanto nel pensare secondo Dio: non è facile, ma non impossibile. L’Apostolo richiama all’unità della Chiesa, essendo tutti battezzati da Cristo, il quale «è presente con la sua virtù nei sacramenti» (Sacrosanctum Concilium, 7).
Oggi, 25 gennaio, la Chiesa Universale celebra la Festa della Conversione di san Paolo. Da Saulo a Paolo, che vuol dire “piccolo”. Santa Caterina da Siena racconta che “Paolo fu sollevato nelle altezze della Trinità dove, vedendo e gustando la Verità divina, fu ricolmo di Spirito Santo. Egli non oppose alcuna resistenza, anzi disse: «Mio Signore, che vuoi Tu ch’io faccia?» (Cfr. At 9, 6). Il Signore gli rispose: «Ti basti la mia grazia» (2Cor 12, 9). Allora Paolo si vestì della dottrina di Cristo crocifisso” (Cfr. Dialogo della divina Provvidenza, 83). Da persecutore è diventato l’Apostolo per eccellenza. La sua umiltà sta nel fatto che si è sempre ricordato dei peccati commessi prima della conversione, non per restare nel senso di colpa, ma per esaltare la misericordia di Dio e ha ceduto dinanzi alla potenza divina accettando il Suo aiuto.
Buona domenica!
Paolo Natale
